domenica 4 marzo 2012

il sesso e la rete


Il sesso e la rete

19-02-2012 / RICERCA SCIENTIFICA / ILARIA PAOLI*
LUCCA, 19 febbraio - Mai stato così semplice: basta digitare la parola "sex" su un comune motore di ricerca e si può avere accesso a qualsiasi sito web a contenuto pornografico, con la possibilità di incontrarsi e fare sesso anche solo virtuale, a volte, anticipando quello reale. Questi siti offrono prodotti di vario tipo: video porno, chat erotiche, incontri in webcam e video amatoriali caricati direttamente dagli utenti.
I video, come le chat erotiche e gli incontri in webcam, dove l’utente può anche restare sconosciuto e svolgere solo il ruolo di osservatore, presentano una scelta molto ampia in modo da arrivare a soddisfare e coprire buona parte delle fantasie sessuali più comuni.  Tutti i prodotti sono suddivisi in categorie in base ai gusti, prevalentemente maschili: donne bionde, more, rosse, latine, asiatiche, giovani, transessuali, coppia lesbica, sadomasochistiche, obese (dette BBW), gay, in stato di gravidanza, MILF ossia“madri con le quali piace fare sesso”, e molte altre categorie ancora.
I video sono prevalentemente senza trama e con l’obiettivo della telecamera centrato sui genitali. Non ci sono dialoghi o musiche di sottofondo, gli scambi verbali sono circoscritti a poche parole d’incitazione sessuale, respiri sincroni e gemiti. L’orgasmo, come l’atto in sé è estremamente spettacolarizzato, e avviene soprattutto per i video occidentali, esterno, sul corpo della donna, solitamente attraverso un rapporto orale. Gli attori dei video professionali sono esteticamente molto curati, con evidente ricorso alla chirurgia estetica, anche per mettere in risalto i caratteri genitali.
La pornografia è sempre esistita nella nostra cultura. Pochi anni fa era esclusiva delle riviste specializzate e di uno specifico tipo di produzione cinematografica, fino a che quest’ultima è stata a sua volta spiazzata dall’invenzione del VHS, ossia dei film pornografici in videocassetta.
Oggi la stessa funzione di stimolo eccitatorio è svolta dallo sconfinato pianeta di Internet. Un tempo la masturbazione avveniva sfogliando una rivista o un fumetto pornografico, invece, per giovani e adulti di oggi, si è trasformato nel navigare in Rete stando seduti difronte a un monitor. Cambia la modalità ma l’esigenza è la medesima.
Internet offre un mondo sconfinato d‘immagini e video di tutti i gusti e tipologie, anche quelli più incoffessabili. Non solo, consente anche di mettersi in contatto e comunicare le proprie fantasie con altre persone, restando protetti da quell’anonimato che permette al soggetto di esprimere e cercare prestazioni virtuali che nella vita “reale” con un partner, non trova il coraggio e la disinibizione di chiedere.
Quando la rete svolge una funzione di stimolo eccitatorio alla masturbazione, viene utilizzata non solo dagli adolescenti ma, per varie motivazioni, anche da adulti. Uomini adulti che non vivono una relazione di coppia, ma anche uomini che pur vivendo una relazione, non vi trovano più o non vi hanno mai trovato, gli stimoli sessuali adeguati ai propri bisogni. In questi casi, la rete può essere un aiuto per accendere quell’erotismo che nella vita sessuale della coppia si era spento o addirittura mai nato. A volte, invece, la fuga nel mondo virtuale può essere vissuto solo come un’evasione, meno pericolosa di un’avventura extraconiugale reale.
Il sesso in Rete può, inoltre, essere rifugio di coloro che raggiungono l’eccitazione solo e quasi esclusivamente con stimoli particolari o fantasie molto specifiche. Si tratta di persone dall’immaginario limitato o addirittura obbligato, al limite della parafilia, costretti a trovare quel particolare tipo di situazione, oggetto o fantasia per raggiungere la soddisfazione sessuale, e che per questo motivo Internet può offrire una vasta “variazione sul tema” anche solo per quel tipo particolare di fantasia erotica.
Il fenomeno della pornografia in Rete assume, invece, un valore diverso quando questa diventa quasi il sostituto dell’incontro erotico vero e proprio. In questi casi si parla di "Cybersex addiction" ossia, uno stato di dipendenza da sesso in Rete, in cui l’uso del computer è eccessivo per frequenza e durata e tende a sostituire totalmente la vita relazionale reale. La Cybersex addiction è una forma di compulsività particolarmente rischiosa, in quanto, a differenza delle altre forme di compulsività (come il lavarsi le mani), che nella loro ripetitiva esecuzione sono accompagnati da fastidio, per cui il soggetto è motivato a liberarsene, in questi casi, il piacere che se ne ricava, rappresenta un rinforzo, e porta, come nella bulimia o nel fumo, alla dipendenza.
Cosa spinge tante persone a rifugiarsi nella cyber sessualità tanto da assumere un atteggiamento di evitamento dell’incontro erotico reale?
L’eros è una dimensione che si realizza alla fine di un percorso di crescita dell’individuo, un percorso nella sfera dell’identità, non solo sessuale. Esso si esprime quando i bisogni primari di attaccamento, di autonomia e di autostima, che favoriscono il raggiungimento di una solida identità e permettono la realizzazione personale e sociale, sono stati sufficientemente soddisfatti.
Ad oggi, in una realtà culturale e sociale in cui sono proposti modelli di mascolinità estremamente irrealistici, caratterizzati soprattutto da canoni estetici molto severi, diventa difficile, soprattutto per un maschio, mettersi in competizione nel mondo reale, trovare il coraggio di proporsi e accettare il rischio di un rifiuto, cercare un incontro con l’altro e mettersi in gioco in una intimità vera.
In questa situazione, la Rete rappresenta un rifugio e una risorsa straordinaria quanto pericolosa. Bastano pochi click per soddisfare la curiosità e la voglia di sesso senza mettersi in gioco direttamente, e basta anche poco, data la sua sconfinata offerta, per restarne impigliati.
Il sistema è facile, ma riduce le possibilità di sperimentare e fare dell’eros e della sua magia una ricchezza personale, e conduce, inoltre, poco alla volta a rinunciare l’esplorazione della sessualità femminile, che nonostante le acrobatiche performance delle pornodive, resta un mondo sconosciuto.

il sesso e la rete


Il sesso e la rete

19-02-2012 / RICERCA SCIENTIFICA / ILARIA PAOLI*
LUCCA, 19 febbraio - Mai stato così semplice: basta digitare la parola "sex" su un comune motore di ricerca e si può avere accesso a qualsiasi sito web a contenuto pornografico, con la possibilità di incontrarsi e fare sesso anche solo virtuale, a volte, anticipando quello reale. Questi siti offrono prodotti di vario tipo: video porno, chat erotiche, incontri in webcam e video amatoriali caricati direttamente dagli utenti.
I video, come le chat erotiche e gli incontri in webcam, dove l’utente può anche restare sconosciuto e svolgere solo il ruolo di osservatore, presentano una scelta molto ampia in modo da arrivare a soddisfare e coprire buona parte delle fantasie sessuali più comuni.  Tutti i prodotti sono suddivisi in categorie in base ai gusti, prevalentemente maschili: donne bionde, more, rosse, latine, asiatiche, giovani, transessuali, coppia lesbica, sadomasochistiche, obese (dette BBW), gay, in stato di gravidanza, MILF ossia“madri con le quali piace fare sesso”, e molte altre categorie ancora.
I video sono prevalentemente senza trama e con l’obiettivo della telecamera centrato sui genitali. Non ci sono dialoghi o musiche di sottofondo, gli scambi verbali sono circoscritti a poche parole d’incitazione sessuale, respiri sincroni e gemiti. L’orgasmo, come l’atto in sé è estremamente spettacolarizzato, e avviene soprattutto per i video occidentali, esterno, sul corpo della donna, solitamente attraverso un rapporto orale. Gli attori dei video professionali sono esteticamente molto curati, con evidente ricorso alla chirurgia estetica, anche per mettere in risalto i caratteri genitali.
La pornografia è sempre esistita nella nostra cultura. Pochi anni fa era esclusiva delle riviste specializzate e di uno specifico tipo di produzione cinematografica, fino a che quest’ultima è stata a sua volta spiazzata dall’invenzione del VHS, ossia dei film pornografici in videocassetta.
Oggi la stessa funzione di stimolo eccitatorio è svolta dallo sconfinato pianeta di Internet. Un tempo la masturbazione avveniva sfogliando una rivista o un fumetto pornografico, invece, per giovani e adulti di oggi, si è trasformato nel navigare in Rete stando seduti difronte a un monitor. Cambia la modalità ma l’esigenza è la medesima.
Internet offre un mondo sconfinato d‘immagini e video di tutti i gusti e tipologie, anche quelli più incoffessabili. Non solo, consente anche di mettersi in contatto e comunicare le proprie fantasie con altre persone, restando protetti da quell’anonimato che permette al soggetto di esprimere e cercare prestazioni virtuali che nella vita “reale” con un partner, non trova il coraggio e la disinibizione di chiedere.
Quando la rete svolge una funzione di stimolo eccitatorio alla masturbazione, viene utilizzata non solo dagli adolescenti ma, per varie motivazioni, anche da adulti. Uomini adulti che non vivono una relazione di coppia, ma anche uomini che pur vivendo una relazione, non vi trovano più o non vi hanno mai trovato, gli stimoli sessuali adeguati ai propri bisogni. In questi casi, la rete può essere un aiuto per accendere quell’erotismo che nella vita sessuale della coppia si era spento o addirittura mai nato. A volte, invece, la fuga nel mondo virtuale può essere vissuto solo come un’evasione, meno pericolosa di un’avventura extraconiugale reale.
Il sesso in Rete può, inoltre, essere rifugio di coloro che raggiungono l’eccitazione solo e quasi esclusivamente con stimoli particolari o fantasie molto specifiche. Si tratta di persone dall’immaginario limitato o addirittura obbligato, al limite della parafilia, costretti a trovare quel particolare tipo di situazione, oggetto o fantasia per raggiungere la soddisfazione sessuale, e che per questo motivo Internet può offrire una vasta “variazione sul tema” anche solo per quel tipo particolare di fantasia erotica.
Il fenomeno della pornografia in Rete assume, invece, un valore diverso quando questa diventa quasi il sostituto dell’incontro erotico vero e proprio. In questi casi si parla di "Cybersex addiction" ossia, uno stato di dipendenza da sesso in Rete, in cui l’uso del computer è eccessivo per frequenza e durata e tende a sostituire totalmente la vita relazionale reale. La Cybersex addiction è una forma di compulsività particolarmente rischiosa, in quanto, a differenza delle altre forme di compulsività (come il lavarsi le mani), che nella loro ripetitiva esecuzione sono accompagnati da fastidio, per cui il soggetto è motivato a liberarsene, in questi casi, il piacere che se ne ricava, rappresenta un rinforzo, e porta, come nella bulimia o nel fumo, alla dipendenza.
Cosa spinge tante persone a rifugiarsi nella cyber sessualità tanto da assumere un atteggiamento di evitamento dell’incontro erotico reale?
L’eros è una dimensione che si realizza alla fine di un percorso di crescita dell’individuo, un percorso nella sfera dell’identità, non solo sessuale. Esso si esprime quando i bisogni primari di attaccamento, di autonomia e di autostima, che favoriscono il raggiungimento di una solida identità e permettono la realizzazione personale e sociale, sono stati sufficientemente soddisfatti.
Ad oggi, in una realtà culturale e sociale in cui sono proposti modelli di mascolinità estremamente irrealistici, caratterizzati soprattutto da canoni estetici molto severi, diventa difficile, soprattutto per un maschio, mettersi in competizione nel mondo reale, trovare il coraggio di proporsi e accettare il rischio di un rifiuto, cercare un incontro con l’altro e mettersi in gioco in una intimità vera.
In questa situazione, la Rete rappresenta un rifugio e una risorsa straordinaria quanto pericolosa. Bastano pochi click per soddisfare la curiosità e la voglia di sesso senza mettersi in gioco direttamente, e basta anche poco, data la sua sconfinata offerta, per restarne impigliati.
Il sistema è facile, ma riduce le possibilità di sperimentare e fare dell’eros e della sua magia una ricchezza personale, e conduce, inoltre, poco alla volta a rinunciare l’esplorazione della sessualità femminile, che nonostante le acrobatiche performance delle pornodive, resta un mondo sconosciuto.

sabato 28 gennaio 2012

il mio nuovo articolo: Sessualità e sessuologia... da 'loschermo.it'


Sessualità e sessuologia

26-01-2012 / RICERCA SCIENTIFICA / ILARIA PAOLI*
LUCCA, 26 gennaio - La sessualità è un termine che racchiude una dimensione molto più ricca di quello che la cultura più comune ha sempre definito. La sessualità può racchiudere e riflettere ciò che l’individuo è e percepisce di sé e del mondo. Riflettere non solo la personalità, ma anche il modo in cui esso si relaziona con se stesso e con gli altri. La sessualità racchiude creatività, affetti, gioco, condivisione e anche il desiderio di dare alla luce un figlio.
La sessualità, dunque, è un insieme complesso di molti fattori, di sensazioni, emozioni, sentimenti, rapporti tra persone, regole, confini, ma anche, di funzioni fondamentali, come quella ludica, relazionale e riproduttiva. Alternativamente, l’individuo sceglie a quale di queste funzioni dare la priorità.
Per funzione ludica s’intende tutte quelle sensazioni, emozioni e capacità che, a partire dalla prima infanzia, permettono al soggetto di scoprire ciò che piace e ciò che non piace e di esprimere bisogni e desideri. Il corpo diviene una fonte di piacere e mezzo d’incontro, con gli altri, strumento attraverso il quale si comunicano sensazioni e desideri.
La sessualità esprime una funzione relazionale: la relazione con se stessi, con la propria identità, con il corpo, tra i sessi. La relazione può essere un semplice riconoscimento nelle storie brevi e occasionali o può, partendo, dall’attrazione o lo scambio fisico fra due persone, muovere verso il desiderio di approfondire la conoscenza, i gusti, i valori, gli interessi. L’integrazione tra le diverse dimensioni quali, quella intrapsichica, relazionale, corporea e sessuale, rappresenta un obiettivo del processo di maturazione soggettivo e relazionale.
La terza funzione della sessualità è quella riproduttiva: essa esprime un progetto esistenziale, in cui entra in gioco anche il desiderio di maternità e paternità.
La sessuologia è, quindi, la scienza che studia la sessualità e ne riconosce le aree più significative in cui cimentarsi: l’identità sessuale, la funzione sessuale, e la relazione di coppia. Queste interagiscono tra loro.
L’identità sessuale è ciò che comprende l’identità di genere, di ruolo, di meta o orientamento.
La funzione sessuale è il termine che include il desiderio sessuale, l’eccitazione, l’orgasmo e la soddisfazione.
La relazione di coppia raccoglie le dinamiche affettive, d’amore, passione, intimità, gli stili comunicativi, le dinamiche di potere e di controllo, il rapporto sessuale e la sua qualità, il tipo di relazione in base al genere (eterosessuale o omosessuale) dei partner.
La sessuologia attraverso l’indagine di queste dimensioni, focalizza il suo studio sulledisfunzioni della sessualità. Tracciando un continuum si possono descrivere le disfunzioni sessuali maschili e femminili partendo da un estremo in cui il disagio è espresso da una insoddisfazione (ossia in cui il soggetto vive una condizione di frustrazione di tipo emotivo o affettivo, ma comunque mantenendo una potenziale integrità della risposta fisiologica),  o aggravandosi, da una disfunzione (con o senza modificazioni patologiche), fino ad arrivare alla patologia, che si complica anche nella dimensione biologica.
*Psicologa, Psicoterapeuta e Consulente Sessuologica
(Visita il blog di Ilaria Paoli cliccando qua)

sabato 14 gennaio 2012

ATTACCO DI PANICO : CHE COSA E', E COME SI MANIFESTA???

Solitamente chi ha vissuti episodi di attacchi di panico li descrive così: breve e intensissimo periodo di paura, in cui ha pensato e sentito di essere in procinto di morire, di poter perdere il controllo, di avere un infarto, un ictus, o di "impazzire"; riferisce anche di aver avuto sensazioni di soffocamento e tremori in ogni parte del corpo. capogiri, vampate, nausea e spesso il bisogno disperato di fuggire.

Il MANUALE DIAGNOSTICO E STATISTICO DEI DISTURBI MENTALI (DSM IV - TR), descrive l'episodio di attacco di panico così: 
"Episodi di durata relativamente breve , in cui il paziente prova, in maniera molto intensa, 4 o più dei seguenti 13 sintomi: 
1. palpitazioni, tachicardia o cardiopalmo;
2. sudorazione;
3. tremori fini o grandi scosse;
4. dispnea o sensazioni di soffocamento; 
5. sensazioni di asfissia;
6. dolore o fastidio al petto;
7. nausea o disturbi addominali;
8. sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento;
9. derealizzazione ( sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione ( essere distaccati da se stessi) ;
10. paura di perdere il controllo o di impazzire; 
11. paura di morire; 
12. parestesie ( sensazione di torpore o di formicolio) ;
13. brividi o vampate di calore ".

martedì 20 dicembre 2011


Migrazioni: integrazione e modelli di convivenza tra culture diverse

Chagall,
05-07-2011 / EMIGRAZIONE / ILARIA PAOLI
"Se tu avessi la possibilità di viaggiare dove andresti?"
"In America, dove 'sta Rambo.
In America ci sono un sacco di soldi, in America ci è ricchissimi, le strade autostradali, i ponti, le macchine grandi, la polizzia grande.
Non manca mai l'acqua, le case grattacieli, i soldi.
Rambo li uccide tutti.
Rambo è fortissimo, li uccide ai nemici.
In America ci sta mio zio, ma lui non li vatte ai negri.
Zio quando partette era un poverommo, dall'america quando torna torna con la cadillacca bianca, e non c'entra nel vico. Fa i palazzi a America, li fa...
Io c'andrò purio da lui a fare i soldi, i dollari".
(M. D'Orta , "Io speriamo che me la cavo" , 1990)
L'epoca in cui viviamo è segnata da fenomeni migratori di ampia portata e che sempre più mettono alla prova i paesi industrializzati che si trovano testimoni di questo fenomeno. In ogni paese le minoranze etniche e culturali sono entrate a far parte dei diversi sistemi sociali, trasformando il panorama in multietnico e multiculturale.
Il substrato sociale di ogni paese nel corso dei decenni è andato a strutturarsi in uno stato di sempre maggiore precarietà ed insicurezza. Vediamo le istituzioni sociali più importanti, dalla famiglia a quella più grande governativa, perdere piano piano consenso, fiducia e riferimento. Uno stato di insicurezza alimentato da grandi paure e rischi come quello dei conflitti bellici, i disastri ecologici, la crescita di poteri totalitari, i collassi di crescita economica e capitalistica.
Inoltre, sul piano soggettivo ed interpersonale, si può dire che prima dei grandi mutamenti portati dalla globalizzazione, la vita di ogni individuo era scandita da precise tappe, divieti dettati dalla cultura e dalla religione o dallo stato. Oggi, invece, l'identità personale diventa il frutto delle costanti scelte che ogni individuo compie, privato da quei punti di riferimento valoriali o comportamentali che invece guidavano le nostre comunità fino a poche generazioni fa. 
Sul piano sociale e relazionale, una delle peggiori conseguenze di questa situazione di insicurezza è rappresentata dalla "perdita di fiducia nei confronti dell'altro. Una società che non è più in grado di soddisfare il bisogno di sicurezza dei suoi abitanti è il luogo dove la qualità delle relazioni interpersonali è fortemente in pericolo" (Portera, 2003) .
Nei confronti dell'altro, dello "straniero", del diverso, nascono la diffidenza e la percezione di una minaccia per la propria integrità fisica e psicologica e quindi anche lo sviluppo di strategie di fronteggiamento di ogni tipo.
Al sostantivo straniero viene attribuito una connotazione quasi sempre negativa o minacciosa.
Se proviamo a elencare i modelli d'incontro e scontro fra gruppi con caratteristiche linguistiche, religiose e culturali differenti, avvenuti lungo l'arco della nostra storia, il quadro che ne consegue non è per niente incoraggiante, anzi, rileva come, nonostante le migrazioni siano sempre esistite, l'uomo non è ancora riuscito a risolvere adeguatamente la questione della convivenza.
Vediamone alcuni modelli di esempio:
L'eliminazione: eliminazione mediante l'uso della violenza, con l'uccisione fisica di quei gruppi, stranieri o semplicemente diversi, e più deboli dal punto di vista militare, economico e numerico, che erano concepiti come una minaccia per la propria esistenza o la propria identità. Eliminazione fisica o attraverso l'espulsione dai propri territori o Stati nazionali.
L'assimilazione: quando lo straniero è concepito come "selvaggio", "primitivo" o "ignorante", non lo si elimina ma si cerca di assorbirlo, ossia, integrarlo nella propria cultura, quindi nei propri usi, sistemi di pensiero, lingua e religione. Destino delle civiltà precolombiane in America.
La segregazione o il ghetto: le persone o i gruppi " differenti" per cultura, etnia, lingua o religione, sono rese innocue dal gruppo dominante, attraverso la segregazione. Ossia, possono continuare a vivere come credono, ma, alla sola condizione che restino tra loro, confinati nei loro spazi e che non cerchino di entrare in contatto con gli altri al di fuori del ghetto. Alcuni esempi importanti di questo fenomeno sono la condizione degli ebrei durante il nazismo in Germania e quindi il fascismo in Italia, e quella dei neri del Sudafrica durante l'Apartheid.
La fusione o melting pot: il tentativo di fondere tutte le differenze culturali con lo scopo di costruire una cultura unica da trasmettere a tutti gli abitanti. Nonostante l'intento di creare una convivenza su principi di democrazia, il risultato è purtroppo fallimentare. Ne sono testimoni gli Stati Uniti che hanno assistito come esito ad un rafforzamento delle disuguaglianze e delle appartenenze etniche. Una 'salad bowl', ossia ad una "insalatiera" di culture differenti in cui ognuna ha reagito mantenendo le proprie caratteristiche e magari anche autosegregandosi.
L'universalismo: un modello di convivenza che prevede di porre al centro gli aspetti in comune tra due o più culture, operando una sorta di negazione consapevole delle rilevanti differenze che le contraddistinguono. Al centro è posto un tavolo di valori e principi comuni e soprattutto dei medesimi obiettivi di crescita. Un esempio è dato dai paesi della ex Unione Sovietica.
Il Multiculturalismo: il modello che fino ad ora ha riscontrato più successo. Gruppi di etnia, religione e cultura diverse cercano di convivere nel rispetto reciproco e delle leggi. Esso pone le basi in un'idea di convivenza pacifica data dal principio secondo cui ogni specificità culturale entra a far parte strutturante dell'identità di ogni individuo e come tale va rispettata. Un esempio è la Confederazione Svizzera.
Per comprendere ancora meglio il fenomeno delle migrazioni di popoli e culture è necessario analizzare anche un altro termine molto utilizzato di cui non si conosce il significato evolutivo vero e proprio: l'integrazione culturale. Per integrazione primaria si intende quella fase in cui l'immigrato, ancora molto sofferente per essere stato costretto ad abbandonare il proprio paese, inizia a interiorizzare valori e stili del nuovo ambiente di appartenenza. Nell'integrazione secondaria, invece, il soggetto immigrato è completamente estraniato dalla sua cultura di provenienza ed ha interiorizzato la lingua, la cultura e gli usi del paese ospitante.
Fasi di un processo, quindi, che conducono all'assimilazione di una cultura all'interno di un'altra.
Sembra non esistere una soluzione al fenomeno delle migrazioni, nonostante esse abbiano sempre fatto parte della nostra storia e delle nostre culture più antiche, più che dei confini geografici di ogni paese.
Dal punto di vista sociologico, le discipline umanistiche (in particolare la pedagogia ha dato un grande contributo) hanno approfondito i concetti di multiculturale ed interculturale, sottolineandone, più che una semplice distinzione semantica, una differente concezione dell'uomo e della società.
Dal concetto di multiculturale deriva un approccio prevalentemente descrittivo, basato sull'osservazione neutrale, di due o più culture che convivono su uno stesso territorio. L'azione pedagogica di questo approccio si focalizza, prima di tutto, sullo studio e sulle analisi degli aspetti comuni e di quelli diversificanti, e poi, opera una educazione al rispetto e al riconoscimento dei diritti.
Il concetto di interculturale, invece, è molto più complesso e dinamico e come tale anche in continua costruzione dal punto di vista pratico. Il concetto di interculturale trae origine dal principio di scambio e di interazione tra culture diverse, o meglio tra individui di culture diverse. Questo approccio, in un certo senso, va alla riscoperta dell'individuo, in quanto sono gli uomini in carne ed ossa, che entrano in contatto tra loro, e non tanto le loro culture, che restano qualcosa di più astratto.
Questo tipo di approccio implica l'incontro con lo "straniero", ovvero con colui che ha diversa origine culturale, come un'occasione, dal punto di vista umano ed esperienziale, in cui ci si può arricchire e crescere, e, inoltre, come una opportunità di conoscenza, riflessione e confronto sul piano dei valori e delle regole di comportamento delle comunità. Interculturale come sinonimo di reciprocità, quindi, di scambio, di confronto e di negoziazione, dal quale trarre arricchimento e crescita come individui e come società.
Come sostiene Secco (1992), l'approccio interculturale è "una pedagogia dell'essere, dove al centro è posto il soggetto nella propria interezza a prescindere della cultura di provenienza".
Oltre a riconoscere gli importanti contributi dati dalle discipline umanistiche al fenomeno delle società multiculturali è necessario ricordare dei presupposti fondamentali. Ad esempio che ogni individuo è diverso dall'altro e che l'alterità è parte di ogni ambiente sociale, da quello familiare a quello internazionale. Infine, la cultura è stabilita da ciò con cui ogni individuo entra in contatto nell'ambiente in cui nasce e cresce, dal cibo, dalle usanze folkloristiche, dal clima, dalla lingua, dai costumi, dalle credenze e cosi via, ma assolutamente non dai confini geografici, che sono opera ed arbitrio dell'uomo.